Avv. Mario Brugia

© Mario Brugia

romano de' Roma (altri nomi : Antonio e Lorenzo)

figlio di Quirino Brugia di famiglia nobile, dirigente cinematografico – Medaglia D'Argento del Cinema e di Evelina Purchiaroni di origine viterbese ,vissuta in famiglia clericale, poetessa e imprenditrice sartoriale. Donna spontanea e bellissima con carattere gentile paragonabile in molti aspetti anche fisico ad Anna Magnani. “Il Rugantino”  (giornale diretto da Checco Durante) pubblicava le sue poesie in romanesco.

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Mario

Ha mostrato sempre vero rispetto e adorazione per il padre e ha scoperto il grande amore per la madre, dopo la sua dipartita. Nato e cresciuto al centro di Roma , Via Frattina , seguito sin dalla nascita dal suo adorato fratello Giovanni, "Nino", (nella foto)  che aveva 17 anni più di lui.

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Vissuto in ambienti che variavano, dalla semplice e popolana Roma del dopo guerra a contatto con persone oneste e semplici, ha poi conosciuto anche le case dell’alta aristocrazia, e ha vissuto la sua fanciullezza a fianco del padre nel mondo del cinema e del teatro (Olimpico già Flaminio (1951- 1959) e per merito dei tanti importanti artisti incontrati e conosciuti in quegli anni imparò ad amare l'arte. L'arte lo aveva già ‘toccato’ fin dalla sua nascita, considerato che il suo padrino di battesimo fu Renzo Palmer, grande attore del dopoguerra. Ogni grande artista che si esibiva al Teatro Flaminio (oggi Teatro Olimpico) gli insegnava pezzi del suo repertorio. Così imparò in maniera naturale a recitare, ballare, cantare, presentare e tanto altro ancora. Il suo papà volle che anche il personale tecnico gli insegnasse le varie specializzazioni, perché desiderava che conoscesse tutto, anche gli aspetti più faticosi e complicati legati al mondo dello spettacolo e

dell’arte.

Frequentò le scuole elementari – Scuola Comunale Aristide Gabelli – in Vicolo Valdina nei pressi di Piazza del Parlamento. Dove fortunatamente ebbe degli insegnanti eccellenti. In tutte le vecchie foto della scolaresca lo si vede con il grembiule blu e colletto bianco rigido, il fiocco bianco ed una vistosa fascia bianca al braccio che lo distingueva in quanto capo classe. La scuola non insegnò lui solo le materie didattiche ma anche a capire ed amare il prossimo. In quel periodo, dalla terza elementare in poi, il Provveditorato agli studi, permetteva ai maestri di effettuare con le loro classi visite nei musei di Roma e nelle zone storiche della Roma Imperiale, catacombe comprese; ovviamente a piedi e senza altro mezzo di trasporto. Mario chiese e si offrì di portare sulle sue spalle un suo amico di classe, Sergio Q., che essendo poliomielitico non poteva camminare velocemente, per evitare che dovesse rimanere in classe ad attendere il ritorno dei suoi compagni, perdendosi quelle preziose esperienze; alcune volte Mario venne aiutato da un altro coetaneo, Maurizio P.

Mario aveva tanti amici, che per la maggior parte erano adulti ed anziani, e forse per questo motivo già a sette anni in casa era considerato un adulto, partecipava alle piccole riunioni di famiglia e specialmente la sua mamma lo riteneva così importante da sollecitarlo sempre ad intervenire per conoscere il suo parere.

Iniziò molto presto a contribuire in maniera fattiva ai bilanci famigliari. Nel 1955/56 la mamma Evelina, per arrotondare il bilancio di famiglia, ideò una attività artigianale molto simpatica: con alcuni risparmi acquistò un seghetto elettrico per intagliare il compensato e poi organizzò una catena di lavoro e montaggio. Lei, prendendo spunto dai libri delle fiabe, dipingeva su compensato alcuni personaggi e animali, ovviamente significativi, facilmente riconoscibili, come Re, i 7 nani, il lupo, il somarello, le giraffe ed altro; il fratello Nino era addetto a ritagliare le figure dipinte sul compensato; Mario con due nastri colorati e con la colla cervione, attaccava dei piccoli e graziosi calendari all’ opera. Appena raggiunto un quantitativo di 15 -20 pezzi la mamma provvedeva a confezionarli in buste trasparenti ricavate dalle confezioni di calze da donna. Poi metteva un bel vestitino a Mario, da Lei stessa confezionato, lo pettinava accuratamente mettendo anche una forcina che gli teneva il ciuffo biondo; gli oggetti venivano messi tutti in un coperchio di scatola che li rendeva visibili con il prezzo di vendita; e così, prese le sembianze di un elegante venditore, iniziava a proporre le creazioni, regalando all'ipotetico compratore uno smagliante sorriso. Mario abitando in via Frattina 89, aveva la possibilità di visitare molti clienti prima di uscire dal portone perché il palazzo aveva 2 scale: in una al secondo piano c’era la sede centrale del circolo sportivo della S.S. Lazio e al quarto piano vi era un grande ufficio di azienda petrolifera; nell’altra scala al 2-3-4 piano c’era la sede nazionale del Partito Liberale Italiano. Per cui quasi sempre finiva i calendari prima di uscire. Comunque quando usciva proponeva la merce a tutti i proprietari negozi di Via Frattina – accolto con molta simpatia, perché già conosciuto, visto che scorrazzava spesso in sella del suo piccolo velocipede verde con i cerchioni ancora di legno sui marciapiedi della via Frattina.

. A fine lavoro dopo aver consegnato alla sua mamma il ricavato e dopo aver effettuato una semplice ma gustosa merenda (il più delle volte pane olio e aceto), la mamma si dedicava a lui per fargli eseguire i compiti scolastici. E così imparò a soddisfare qualunque semplice desiderio (giocattoli e dolci) facendo piccoli lavori insieme all' inseparabile fratello Nino. I due fratelli molte volte si organizzarono e svolgevano diversi lavori per guadagnare qualcosa; come quando, per comperare una torta per festeggiare l'anniversario di matrimonio dei genitori, si organizzarono con un triciclo, e trovati

giornali e riviste vecchie, le vendevano ad una società di traslochi ( a 30 lire il Kg.): insomma, le iniziative non mancavano mai!

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Poi iniziò a partecipare a spettacoli Teatrali, commedie, sketch comici e anche opere liriche ovviamente come comparsa e/o figurante, finché era ancora piccolo. Subito dopo, intorno ai 17/18 anni, lavorò anche in RAI quale figurante speciale, in alcune importanti trasmissioni come “7 personaggi in cerca d'autore” (con Corrado), o ”Maigret”, serie televisiva con Gino Cervi. In RAI partecipò a dei provini per “Giulio Cesare” di William Shakespeare e per “Il giudice improvvisato di Ponzio Pilato”: il ricordo più bello ed entusiasmante è che quando finì l'esibizione, il personale, cameramen, elettricisti e tecnici si fermarono ad applaudire Mario.

Era comunque di carattere vergognoso tanto che fece di tutto per evitare di comparire in un film dove doveva impersonare, vista la somiglianza, il figlio di Charlton Heston. Mario è stato sempre capace con grinta e forza fisica, di fare più cose in una giornata e sempre con attenzione e precisione, passando da una attività all'altra senza lasciare mai spazi temporali vuoti.

Passa qualche anno e Mario continuando a mettere in pratica gli insegnamenti impartitigli dai suoi genitori, fratello compreso, inizia a frequentare con molta serietà alcune palestre di quartiere in quanto è stata sempre sua convinzione che l’esercizio fisico poteva aiutarlo con la sua timidezza e le sue maniere buone e comprensive verso il prossimo, ma anche poter proteggere chi ne avesse avuto bisogno; primo tra tutti il suo fratellone perché, nonostante dotato di una grande forza e fisico possente, non aveva la malizia e/o abilità nel combattimento. Mario a 13/14 anni iniziò a partecipare alle manifestazioni per le strade di Roma inneggiando alla Patria ed al Tricolore, non passando mai inosservato visto il suo coraggio e spirito patriottico, instillatigli dagli insegnamenti paterni. La mamma era talmente sicura di lui che non gli vietava nessuna condotta, tanto che per un certo periodo lui si convinse che la mamma non gli volesse bene come a Nino, che era seguito molto più di lui; in seguito il papà gli fece vedere le cose da altra angolazione e capì che era tutto al contrario, che Lei lo amava molto e lo ammirava; per Lei lui era un essere con una intelligenza superiore e protetto dal Cielo.

La mamma Evelina era sempre a disposizione per agevolarlo negli indirizzi di studio, infatti Mario si occupa di tante cose fino ai 19 anni, senza però abbandonare mai lo studio. Molto bravo nella matematica, meno nelle materie letterarie; proprio per questo seguitò a studiare con caparbietà e determinazione al fine di superare quell’ostacolo. 

Inizia a scrivere romanzi, trame cinematografiche. Poi il suo papà, gli chiede di tralasciare un po' l'arte, e riesce a trovargli un impiego presso i quotidiani “Tribuna Politica”, giornale politico; “Ore 12”, giornale finanziario e “Record”, giornale sportivo, negli anni 1967/69. 

Agli inizi, appena assunto, il suo modesto compito era di stracciare le rese dei giornali ovvero la prima pagina, specialmente delle riviste, al fine di evitare problemi di resa e di riciclo. Dopo circa 3 mesi però il capo ufficio casualmente e senza essere visto assiste ad una conversazione nella quale Mario suggeriva a 2 funzionari come organizzare meglio il lavoro e come renderlo più veloce e sicuro, considerato che si era appena diplomato al Magistero Meccanografico Europeo. (Tra l’altro in quella occasione, dopo aver conseguito il diploma, il preside gli aveva offerto di insegnare nella stessa scuola, ma lui aveva rifiutato per evitare il licenziamento di un altro insegnante.) 

Dopo si seppe che il capo ufficio aveva riferito all'editore dei giornali le potenzialità di Mario. A breve venne chiamato a colloquio con il proprietario, il quale riuscì a conoscere quali strategie secondo Mario si potevano applicare per una migliore organizzazione, solo con molta fatica, vista la reticenza del nuovo assunto, che tratteneva le sue idee, in quanto le stesse avrebbero potuto causare disagi ai 2 funzionari. 

Subito dopo il proprietario chiamò il capo ufficio e lo pregò di informare il personale che Mario Brugia da quel momento avrebbe svolto le funzioni di unico responsabile del servizio di amministrazione dei quotidiani. Dopo poco l'editore constatò il miglioramento ed encomiò Mario; poi Mario chiese al redattore capo di collaborare come giornalista impaginatore, ed il dirigente gli insegnò ad impaginare il giornale, specialmente Record giornale sportivo. Ciò avveniva la sera da dopo le 22 fino all'alba. (la tipografia, che stampava anche il Corriere dello Sport, (67/68), era al centro di Roma, davanti all’Hotel Plaza) In verità Mario in quel periodo dormiva solo 3 o 4 ore per poter tornare puntuale alle 9,00 in ufficio, che si trovava in via della Colonna Antonina (di fronte alla Camera dei Deputati). 

Si appassionò talmente che il redattore capo, dopo aver constatato la sua attenta applicazione, gli affidò le ultime pagine del giornale sportivo. Con immenso piacere di Mario perchè al mattino tante persone avrebbero letto quelle pagine da lui ideate. Dopo un po’ di tempo l'editore separò i giornali e Mario si dimise.

Iniziò ad occuparsi di politica e iniziò il suo cammino nel PLI, facendo parte della componente Autonomia Liberale, al cui vertice erano l'On. Egidio Sterpa e Salvatore Quarzo, considerata da tutti la destra del partito. Una ragazza di cui si era innamorato gli chiese di prendere le distanze da questi percorsi, nonostante la contrarietà della mamma Evelina.

Ritornato dal servizio militare, per mantenere la sua nuova famigliola, cui si era aggiunta anche una bambina, si prodigò ad abbracciare qualunque lavoro, svolgendolo sempre con serietà e coscienza: il fotografo per bambini; il responsabile del reparto tessuti di una nota catena di negozi per bambini, anche se si ricorda che guadagnava più con i premi di produzione che di stipendio. Poi gli fu offerto di lavorare in una importante agenzia di rappresentanze di moda: ovviamente i guadagni erano di gran lunga superiori e quindi accettò. Iniziò a viaggiare per gran parte del Lazio, Toscana e Molise e le cose andavano bene con dei buoni ritorni economici.

Fino però al momento del tradimento della sua donna; Mario si ritrova solo, gli viene letteralmente strappata una bambina di 2 anni e la sua donna fa di tutto per non fargliela vedere, riducendolo in uno stato depressivo. In questa disgraziata situazione Mario poteva contare solo sull'affetto dei suoi famigliari, con un papà sempre amoroso nei suoi confronti, la mamma molto dolce. Finalmente Mario, dopo un periodo di depressione, di stenti, ritrova un nuovo amore con Stefania e riprende il cammino che aveva lasciato precedentemente.

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Riprende tutti i percorsi con forza e fiducia in sé stesso, assecondato dai suoi e dal nuovo amore. Il papà lo aiuta a diventare Direttore di teatro anche grazie alle sue esperienze impartitegli fin da piccolino e svolge con eccezionale preparazione il compito direttivo affidatogli (anche il famoso imprenditore Giovanni Amati proprietario di circa 55 sale cinematografiche lo elogiava e lo stimava) per circa 3 anni, seguitando a lavorare anche di notte, per effettuare la scorta armata per il versamento degli incassi del circuito cinematografico di Giovanni Amati presso le banche della capitale alle casse continue, scortando e affiancando il suo papà corresponsabile del servizio, oltre che quello di direttore di alcuni cinema. In seguito gli venne offerto di fare per un breve periodo, vista la sua preparazione atletica e sportiva nel tiro con pistola, di fare la guardia del corpo di personalità appartenenti al mondo finanziario e anche in questo in questo caso fu apprezzato e richiesto da più persone per affidargli la loro incolumità. Salvò da un sicuro annegamento un bambino di 9 anni figlio di un personaggio italo americano, suo datore di lavoro, tuffandosi da una palafitta al lago di Bracciano, completamente vestito portando subito il bimbo a riva e praticandogli la respirazione, rianimandolo e riconsegnandolo poi alla bambinaia che lo aveva in consegna. Ma papà Brugia era molto timoroso e preoccupato del lavoro che svolgeva Mario, e il padre di Stefania, anch'esso non contento e preoccupato del rischioso mestiere, gli chiese di lasciare quel tipo di lavoro e iniziare presso i suoi laboratori ad imparare il lavoro artigianale del cuoio. Mario anche se non convinto accettò ed il suocero gli insegnò tutte le arti del mestiere di pellettiere; Mario apprese velocemente e riscosse fiducia e profitto.

Nonostante gli impegni lavorativi seguitò comunque a studiare; la sera un Avvocato Vincenzo R. lo ospitava presso la sua abitazione e lo faceva studiare, convinto che la sua predisposizione professionale fosse quella dell'avvocato. Vincenzo fu per Mario un secondo padre, lo aiutava persino nella redazione degli scritti politici.

Mario infatti non aveva smesso di occuparsi di politica, tanto che viene eletto Consigliere Municipale al XVIII Municipio, nel quale diviene assessore al commercio e poi Vice Segretario Vicario del PLI di Roma, dedicando tutto il suo tempo sia al lavoro che alla politica. Mario riesce anche ad aprire con la sua fidanzata una agenzia di rappresentanze di alta moda femminile e accessori maschili con firme molto importanti. E in questo complesso sovrapporsi di impegni, dopo il lavoro e la politica, la sera Mario si chiudeva nella agenzia dedicandosi allo studio, terminando quasi sempre verso le 4 del mattino.

Mario animato dalle capacità intellettive dall'entusiasmo dei suoi cari, specialmente di Stefania e anche della famiglia di lei, continua il suo cammino con audacia e determinazione. Viene rieletto per la seconda volta Consigliere Municipale, nuovamente Assessore al commercio. E' candidato al Comune di Roma, e anche alla Camera dei Deputati, ma i quozienti liberali risultano bassi e quindi, nonostante il successo ottenuto dal numero dei voti ricevuti, non riesce a raggiungere il suo sogno. 

Ma il partito lo premia e viene affiancato all'assessore al comune di Roma On. Alciati e Mario riparte all'attacco con il suo collega di partito, trasformando l'Assessorato ai Giardini in Assessorato all'Ambiente del Comune di Roma, creando e accrescendo deleghe per la salvaguardia dell'ambiente. 

Mario, già laureato in Giurisprudenza, si iscrive al corso di laurea in Scienze Politiche con indirizzo Politico e Amministrativo, che poi terminerà con successo.

Stimato da politici e funzionari del Comune di Roma, nonché dai capi sindacali per la sua integrità e dignità ed impegno di parola, tanto che il Sindaco di Roma, in una riunione del pentapartito chiede all'Assessore Alciati ed all'On. Antonetti, Segretario del PLI di Roma, promettendo di lasciargli la tessera di partito, di nominare Mario Brugia quale City Manager di Roma. 

Ovviamente i due rispondono negativamente e anche Mario per ovvie ragioni rifiuta l'offerta. Il partito lo apprezza per la sua voglia di fare e anche per la sua anzianità di militanza politica, nonostante la sua giovane età; anzianità dovuta dal fatto che aveva avuto la fortuna di abitare in via Frattina 89, sede del PLI, e aveva frequentato e militato nel partito da giovanissimo; addirittura lui era sempre sul palco quale alfiere del tricolore quando l'On. Malagodi faceva i comizi e lui e solo lui gli era accanto tenendo la bandiera tricolore. 

Si racconta che il grande statista dopo il comizio domandava al giovane Mario se avesse ben compreso quello che lui aveva detto.

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Passa qualche tempo, e Mario diviene uno dei capi di Autonomia Liberale avendo al suo seguito un cospicuo numero di iscritti. Il partito lo propone come rappresentante politico in alcune grandi aziende municipalizzate, ma lui sceglie l'Istituto Romano di S.Michele, del quale nel 1988 viene nominato Presidente. L’incarico non era al livello degli altri propostigli, ma la sua scelta fu orientata dal fatto che nell'anno ‘87 gli era venuto a mancare il suo idolo, papà Quirino e allora si sentì di fare qualcosa in favore degli anziani. Mario accetta quindi subito l'incarico, pur potendo aspirare ad altre più prestigiose posizioni apicali, ovviamente motivato dal fatto che in ognuno di quegli anziani vedeva il suo papà; purtroppo appena eletto subì anche la perdita nell'88 della adoratissima mamma.

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L'Istituto fino ad allora era stato un feudo indiscusso della Democrazia Cristiana, istituto importante sia per i fini umani che per il vasto patrimonio immobiliare. Mario si prodiga con grande impegno, grandi sogni e con sacrificio, generosità e intelligenza riesce a realizzare qualcosa di speciale in favore di anziani e bambini. Si dedica anima e corpo per il benessere degli anziani, vedendo in ognuno di loro i propri amati genitori. Resta fermo nell'adottare una politica economica giusta, senza favorire alcuno che non fossero gli ospiti della struttura, chiudendo definitivamente l’epoca di favoritismi e di immobilità che aveva caratterizzato la struttura fino ad allora;

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fu talmente fermo sul suo progetto che qualcuno pensò anche di eliminarlo: infatti, come riportò la stampa dell'epoca, provarono a piazzare ordigni sotto il palco durante un suo discorso. E poi venne, in ogni modo, minacciato più volte. Tutto ciò perché gli anziani dovevano riprendere a ridere e guardare il futuro con altri occhi e non con quelli della rassegnazione del declino. Mario Brugia fa fotografare tutto all'inizio dell'incarico, sia le strutture che le cose amministrate, per poi poterle confrontare con quelle che si proponeva di cambiare, trasformare e realizzare.

In suo aiuto con forza intervenne il Segretario Nazionale del PLI, On. Renato Altissimo, nei confronti di personaggi che intendevano ostacolare l'operato di Brugia, avendo ben compreso il suo grande obiettivo.

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Da allora riesce a lavorare con più libertà e riesce a realizzare un sogno insperato (di ciò ne parla una brochure che riporta fotograficamente la metamorfosi voluta da Mario Brugia, voluta dal personale di dirigenza e realizzata concretamente). Dopo 5 anni, cambiato il colore politico alla Regione Lazio, i vertici della medesima non intendono lasciare un Liberale a proseguire il meritorio lavoro per gli anziani e bambini e purtroppo Mario, anche con sommo dispiacere, abbandona l’incarico, dopo la nomina del nuovo presidente subentrante. Mario Brugia non intende cambiare casacca politica e rimane fedele ai suoi amati colori Tricolori. Comunque da allora nessuno più è riuscito ad eguagliare l’attivismo e le realizzazioni del Presidente Mario Brugia. Purtroppo a confermare il declino dell'istituto furono le cronache dei giornali. Dopo la sua nomina viene insignito “della onorificenza da parte del Presidente della Repubblica di CAVALIERE.”

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Mario Brugia abilitato alla professione di Avvocato penalista apre uno studio Legale in Via S. Tommaso D'Acquino e dà inizio alla attività professionale in materia Penale come praticante del grande Avv. Alfonso P. Subito dopo viene nominato magistrato onorario presso la Procura della Repubblica di Roma, avendo partecipato con titoli di studio al concorso, per cui come vice procuratore della repubblica, affianca alcuni pubblici ministeri penali di Roma. Finito il triennio torna alla professione. In quel periodo suo figlio Danilo lascia per motivi personali lo sport agonistico del calcio, sport che per anni aveva praticamente impegnato tutta la famiglia a seguire il giovane facendo anche rilevanti sacrifici esistenziali.

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Danilo Brugia pone una richiesta a Mario, ovvero che a comprova del grande amore, riconosciuto da tutti, nutrito nei suoi confronti dal padre, considerati i trascorsi artistici di gioventù di Mario, la conoscenza e gli insegnamenti ricevuti, chiede di aprire una nuova strada, ovvero quella di cantante. Mario spiega che avrebbe dovuto iniziare già da tempo e che sarebbe stato quasi impossibile guadagnare tutto il tempo perduto. Mario Brugia inizia dal giorno seguente a cercare di plasmare il giovane, per fargli seguire la strada prescelta. Gli inizi sono duri e scoraggianti ma fortunamente il giovane segue il padre con dedizione e si iniziano a vedere soddisfacenti risultati. Lo conduce a partecipare al festival di Castrocaro, al quale giunge come secondo classificato, con un brano musicale composto da Mario. Poi lo aiuta nella faticosa gavetta, ma i risultati tardavano; a quel punto si doveva guadagnare il tempo perduto e Mario crea una compagnia del genere di avanspettacolo, “Palcoscenico Italiano” di cui lui stesso assume la regia. In breve riesce con molto impegno ad avere scritture per spettacoli in alcuni teatri italiani ed esteri.

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E di li comincia a decollare Danilo Brugia, che arriverà poi fino ad essere scritturato in Rai da Sergio Iapino, come uno dei Carramba Boys, con Raffaella Carrà che lo curò come una vera chioccia. Poi lo stesso percorso si ripeteva con Mara Venier in Domenica In. Mario seguita a seguirlo con dedizione, suggerendogli di non seguire tanto la carriera di cantante, ma di intraprendere piuttosto quella di attore viste le capacità riscontrate.

In un primo momento questo suggerimento non fu bene accetto ma successivamente viene seguito. Poi senza motivi validi il figlio abbandona la famiglia per vivere per conto suo. E quasi contemporaneamente arriva il decollo di Danilo Brugia, che viene scritturato da Canale 5 come attore coprotagonista in “Cento Vetrine” nella parte dell'avvocato Stefano Della Rocca. L'abbandono della casa famigliare è per Mario un duro colpo, che lo porta ad una forte depressione, causandogli danni esistenziali, tanto che la patologia lo allontanerà dalla vita professionale per circa 2 anni. Ma poi Mario, convinto da tanti amici ma in particolare uno, suo collega professionale Avv. Gianfranco di C., mette in pratica tutti gli studi sulla psicologia ed esce vittorioso dal tunnel depressivo, riprendendo gradualmente l'assopita vivacità fisica ed intellettuale. Infatti riprende la professione e la politica e, se anche in salita, come suo solito, prosegue il suo cammino da dove lo aveva lasciato.

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Alcuni amici rientrano in campo ed uno specialmente, famoso dottore commercialista conosciuto al congresso di Genova del PLI nel lontano 1986, il dott. Maurizio Irti divenuto Segretario Politico di Roma del PLI, con la sua maniera di fare, gradita a Mario, lo blandisce per lungo tempo, fino a convincerlo di rientrare nel PLI, viste le capacità organizzative e politiche già dimostrate in precedenza.

Mario Brugia viene candidato da Maurizio Irti quale Presidente del Partito di Roma e viene eletto all'unanimità della assemblea romana riunitasi a palazzo Ferraioli dove il neo Presidente promette una rinascita del PLI di Roma, cosa che è riuscito a realizzare, riportando il partito a Roma dallo 0,03% all'1,2 %, nel 2016.

Nel 2017 quale appartenente come dirigente alla componente storica di destra di Autonomia Liberale, propone ai vecchi amici ritrovati, di ridestare la stessa, e proprio Maurizio Irti e altri gli chiedono di rappresentarla a livello nazionale e Mario in memoria dell'on. Egidio Sterpa leader indiscusso della componente, accetta e quindi diviene il nuovo leader della componente.

Nel 2018 viene eletto dal Consiglio Nazionale del PLI tenutosi a Palermo V. Presidente del Consiglio Nazionale del PLI. (terza carica apicale del partito). Nel 2020 al congresso del Partito a Roma non accetta di sottoscrivere un accordo politico con la cosiddetta maggioranza e viene sostituito da altro politico, che poi per divergenze si dimette dalla carica e dal partito.

Nel 2020 durante il lockdown della pandemia, Autonomia Liberale viene ribattezzata Unione Liberale in onore e ricordo della storica destra liberale fondata da Camillo Benso Conte di Cavour.